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Edilizia quanta pazienza ancora? 65.455 aziende edili scomparse a causa della crisi

La crisi per il settore edile non sembra avere più fine, le più colpite sono le province di confine. Dal 2008 solamente nelle province di Trieste e Gorizia sono scomparse 230 imprese edili.


2008 L’inizio della fine

Era il 15 settembre 2008 quando Lehman Brothers dichiarò ufficialmente bancarotta annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi. Quella che fu la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti causò una reazione a catena portando ad una flessione consistente di tutti gli indici borsistici mondiali, con valori che arrivarono mediamente sui livelli della fine del XX secolo.
Anche l’Italia ovviamente non è rimasta indenne da questi avvenimenti, anzi, a causa dell’instabilità strutturale che ne stava frenando la crescita rispetto agli altri Paesi europei, non è stata in grado di reagire allo shock economico internazionale.
Negli anni a seguire, mentre gli altri paesi riprendevano una ricrescita, l’Italia continuava ad affondare gravata dai problemi della sua economia. Nel 2011 l’esplosione in Europa della crisi dei debiti sovrani fu un’ulteriore colpo inflitto all’economia del nostro Paese già fortemente compromessa.
Da uno studio condotto dall’ANCE l’Associazione nazionale costruttori edili emergono dati spaventosi:

-       - 40% di perdita produttiva complessiva nel periodo 2008-2012
-       - Dimezzati i permessi di costruire dal 2005 al 2010
-       - 116.000 attività cessate dal 2008 ad oggi (65.455 imprese edili)

Questi sono solo alcuni dei numeri che descrivono questo periodo come il più nero della storia per il mercato edilizio.

La dura vita delle imprese di confine


A pagare lo scotto più grande sono le aziende di confine. Solo il Friuli Venezia Giulia in otto anni ha contato 1.804 operai edili rimasti senza lavoro.
Il presidente regionale dell’Ance F.V.G.  spiega come il motivo principale siano le imposte, considerando che diverse aziende slovene offrono prezzi più vantaggiosi per la clientela dato che nel loro Paese la pressione fiscale è nettamente inferiore rispetto a quella italiana.
Secondo uno studio condotto da Confindustria, infatti, l’imposizione fiscale sugli utili delle aziende italiane sfiora addirittura il 68%, nettamente superiore rispetto a Paesi come la Germania, il Regno Unito, la Spagna, la Francia, la Svezia e l’Irlanda dove il carico fiscale è appena del 26%.
Con questi numeri come si fa a colpevolizzare aziende che chiudono in Italia per aprire all’estero?

C’è ancora futuro per l’edilizia italiana?

Ma quale sarà il futuro dell’edilizia italiana?
I reduci del settore spiegano che si può ancora fare edilizia in Italia ma bisogna adattarsi al mercato.
Così, in attesa di concreti interventi, da parte del governo, sull’attuale tassazione, le aziende si trasformano. Sono sempre più numerose infatti le imprese edili che si specializzano in un settore specifico dell’edilizia, grazie a certificazioni e attestati che le permettono di essere più competitive rispetto alle imprese estere.
Oltre alle specializzazioni altra arma vincente si dimostrano le ristrutturazioni, queste lavorazioni infatti sono state la salvezza per la maggior parte delle aziende edili rimaste in vita dal 2008.
Meno costruzioni e più ristrutturazioni, è il copione che negli ultimi anni si vede percorrendo le strade del nord e del sud d’Italia. D’altronde il nostro è uno dei paesi europei con il più alto livello di consumo del suolo, nonostante tutte le peculiarità del territorio dovute alle caratteristiche orografiche ed ambientali.
Altro copione al quale si sta assistendo è meno lavori pubblici e più lavori privati. Con i lavori pubblici bloccati dalla mancanza di fondi e dalle norme del nuovo codice degli appalti, è attualmente il mercato dei clienti privati che sta tenendo in vita l’edilizia italiana.
Ma per trovare clienti privati al giorno d’oggi non basta più il passaparola ecco che allora le imprese edili usufruiscono di internet e dei servizi messi a disposizione per loro. Ne è un esempio l’innovativo portale per l’edilizia Starbuild il quale offre la possibilità all’azienda edile iscritta di accedere alle richieste e ai lavori richiesti di volta in volta dai clienti tramite il portale.   
Dalla nostra analisi possiamo affermare che la “cura” per questo settore sembra proprio essere la capacità di adattarsi alle situazioni che ci sono attualmente, con una propensione verso quello che serve per il Paese e per i cittadini, tenendo presente degli strumenti in più che abbiamo a disposizione rispetto ai nostri antenati. A proposito di antenati vogliamo concludere questo articolo con una frase dei nostri nonni… 

“Se tira il mattone, tira l’economia”

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