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Frank O. Gehry e il decostruttivismo visivo

Frank O. Gehry e il movimento decostruttivista

Il Decostruttivismo è il movimento contemporaneo che segna una netta frattura de-costruendo i canoni dell'architettura moderna che può essere descritto tramite le entità Punto, Linea e Superficie ideate da Kandinsky, mettendo a fuoco i codici della corrente architettonica tramite i suoi maggiori esponenti. Molti critici annoverano tra i maggiori architetti decostruttivisti Frank O. Gehry, noto per il Guggenheim Museum di Bilbao.
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Gugghenheim Museum Bilbao – arch. Frank O. Gehry
(Fonte: artribune.com)

Decostruttivismo: origini, storia e caratteristiche

La nascita del movimento decostruttivista avviene a New York, ad una mostra organizzata da Philip Johnson, sul finire degli anni Ottanta del XX secolo. Il decostruttivismo nasce come reazione al movimento post-moderno e si basa sul rifiuto totale della purezza formale e della geometria euclidea. La ricerca dei decostruttivisti trae origine dall'opera dei costruttivisti russi degli anni venti del Novecento, che per primi infransero l'unità, l'equilibrio e la gerarchia della composizione classica per creare una geometria instabile con forme pure disarticolate e decomposte.
Fra gli architetti moderni di fama internazionale che hanno appoggiato la “filosofia” del decostruttivismo ci sono Frank O. Gehry, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Zaha Hadid, Bernard Tschumi e del gruppo Coop Himmelb(l)au.
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Royal Ontario Museum – arch. Daniel Libeskind
(Fonte: libeskind.com)
Con il decostruttivismo viene definita un'architettura "senza geometria" intesa quella classica conosciuta fino ad ora, con la mancanza di quelle strutture e particolari architettonici, che sono sempre stati visti come parte integrante di quest'arte. 
Una “non architettura”, quindi, che si avvolgeva e svolgeva su se stessa con l'evidenza e la plasticità dei suoi volumi. La sintesi di ciò è una nuova visione dell'ambiente costruito e dello spazio architettonico, dove è il caos, se così si può dire, l'elemento ordinatore. Le opere decostruttiviste sono caratterizzate da una geometria instabile con forme pure e disarticolate e decomposte, costituite da frammenti, volumi deformati, tagli, asimmetrie e un'assenza di canoni estetici tradizionali. I metodi del decostruttivismo sono indirizzati a "decostruire" ciò che è costruito, una destrutturazione delle linee dritte che si inclinano senza una precisa necessità. Siamo davanti a un'architettura dove ordine e disordine convivono.
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Frank O. Gehry, Casa danzante, Praga, 1994-1996
(https://www.artomzanotti.it)

Decostruttivismo: architettura senza geometria

L’andare oltre i confini della conoscenza e oltrepassare limiti e barriere ha da sempre affascinato l’uomo. Ciò in campo architettonico si traduce con il superamento delle aspettative sia estetiche che tecnologiche, così i principi della geometria euclidea, fondatori insostituibili della costruzione dello spazio fino alla metà del XX secolo, vengono superati, i suoi assi dimenticati e le dimensioni di orizzontale e verticale archiviate: si inizia a parlare di Decostruttivismo.
L’architettura, da sempre arte a tre dimensioni, va oltre queste stesse acquistandone delle nuove grazie al riemergere dell’astrazione e, congiuntamente, allo sviluppo dei nuovi miti della modernità: nasce un nuovo connubio di forma e significato che scopre nella ribellione, nella ricerca e nella sperimentazione i suoi fondamenti. Il rapporto tra forma, funzione e contenuto nel Decostruttivismo è liberato dalla tradizione, oltre alla scomposizione della forma sono proprio i rapporti strutturali ad essere smembrati.
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Heydar Aliyev Center di Baku, Azerbaijan – arch. Zaha Hadid
(Fonte: varesenews.it/)

Il principio che sta alla base del Decostruttivismo

Il Decostruttivismo non è un movimento definito, quanto piuttosto di un insieme di tendenze personali differenti dove comune risulta l’interesse per la tecnica e, soprattutto, per le opere dei Costruttivisti russi di inizio Novecento, dove l’unità viene infranta e la geometria superata, allo scopo di creare forme decomposte, frantumandone l’equilibrio. Per i de-costruttivisti la purezza formale non è che un ricordo, per loro le forme sono asimmetriche e le linee non più rigide, come invece accadeva per il Razionalismo dove forma e funzione trovavano luogo in volumi generati da geometrie pure.
Il nuovo codice compositivo si propone di condensare le energie proprie della costruzione dell’edificio e di liberarle in spazi fluidi e leggeri, usando prospettive multiple e forme slanciate, per rappresentare nuove modalità di visione e narrare il mondo in chiave diversa.
Gli edifici vengono scomposti come da un’esplosione e i frammenti ricomposti, le forme vengono disturbate dall’interno producendo inquietudine che mette in dubbio proprio la stabilità, esprimendo volumi in evoluzione che si ribellano ai principi consueti della costruzione, proponendo un modello alternativo alle regole progettuali.
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Walt Disney Concert Hall – Frank Gehry 
(Fonte: tosilab.it/)

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