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Perchè cadono i ponti in Italia

Perché cadono i ponti in Italia? Quali sono le cause?

Materiali fragili, vizi costruttivi, manutenzione carente, eventi climatici estremi. Sono queste le cause principali del perchè cadono i ponti in Italia negli ultimi anni. Il cedimento del ponte Morandi è solo l’ultimo di una lunga serie di casi.


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Un ponte crollato (Fonte:/www.ilfattoquotidiano.it)

Il caso del ponte Morandi a Genova

Il 14 agosto 2018 un’immane tragedia ha sconvolto la città di Genova, dove è crollato il ponte Morandi dell’autostrada, provocando 43 vittime. Il ponte attraversa il torrente Polcevera, a Genova, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano. Il ponte fu costruito tra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua ed è noto come “Viadotto Morandi”, o anche  “Ponte delle Condotte” dalla società che lo costruì, e “Ponte di Brooklyn” per la sua forma che ricorda il celebre ponte americano.
Secondo le prime informazioni diffuse dai vigili del fuoco si sarebbe verificato un cedimento strutturale di una delle colonne del ponte all’altezza di via Fillak, nella zona di Sampierdarena, crollato per una lunghezza di 200 metri.
Dopo la tragedia di Genova del 14 agosto 2018 con il crollo del ponte Morandi questo tema è diventato di estrema attualità. Quella dei ponti è un’emergenza sotto gli occhi di tutti. Alcuni ponti sarebbero proprio da demolire e da rifare. In linea di principio, si può capire qual è un ponte a rischio di crollo e quale non lo è, al di là della fatalità. È innegabile che vi sia bisogno di un piano manutentivo. Concepita, in buona parte, tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, gli interventi di manutenzione si sono rivelati spesso inadeguati di fronte al progressivo invecchiamento delle infrastrutture e al loro stesso utilizzo tra flussi di traffico in aumento e nuove esigenze del la mobilità e della logistica.

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Il ponte Morandi a Genova crollato il 14 Agosto 2018 (Fonte: www.internazionale.it)

Ma perché cadono i ponti?

In generale negli ultimi anni abbiamo assistito in Italia al crollo di diversi ponti in cemento armato. Il cemento armato è stato considerato sostanzialmente eterno, c’è stato un approccio al calcolo delle strutture che non sempre ha tenuto conto della fatica, della durabilità del materiale. Ma in pratica non è necessariamente vero. C’è necessità di interventi manutentivi, di adattamenti, che per vari motivi non sono stati fatti. Ultimamente i tagli alle amministrazioni locali hanno avuto ripercussioni sulla manutenzione delle infrastrutture. C’è inoltre da dire che i livelli di traffico sono aumentati rispetto a quanto chi ha progettato i ponti ai tempi potesse immaginare. Il sistema infrastrutturale italiano è degli anni ’60 e ’70. Il problema dei ponti e delle opere di attraversamento è noto da anni, non sono le prime avvisaglie.
Andrebbe fatta un’opera di monitoraggio importante, che richiedere ingenti investimenti. Generalmente il crollo arriva quando c’è un cedimento strutturale. Molti ponti sono fatti in cemento armato precompresso e potrebbe verificarsi un cedimento del sistema di precompressione. Un ponte cade quando uno dei suoi elementi strutturali collassa. A volte il caso gioca a sfavore, perché ad esempio un ponte che ha un livello di conservazione non buono può essere magari sollecitato casualmente da un elevato livello di traffico pesante, e spesso ci sono veicoli che circolano con un carico superiore a quello che potrebbero portare, e allora arrivano combinazioni che provocano il collasso. In alcune situazione anni fa il crollo è dipeso anche dai carichi pesanti che stavano passando. A volte c’è una combinazione fatale tra danneggiamento delle strutture ed evento catastrofico concomitante che amplifica la cosa.

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Un ponte crollato (Fonte: www.liberoquotidiano.it)

Perché crollano i ponti: differenza fra ponti antichi e moderni

Facciamo una premessa, come mai i ponti romani sono tutt’ora perfettamente funzionanti senza bisogno di manutenzione e invece alla lunga i ponti moderni crollano. Il cemento armato. La struttura moderna per velocizzarne la costruzione inserisce barre di acciaio all’interno del cemento. Gli antichi ingegneri romani, invece, creavano involucri di ferro e li riempivano di calcestruzzo. L’acciaio dopo 50 anni a causa delle infiltrazioni tende a consumarsi, soprattutto nei punti di maggior carico. Quindi, un ponte di cemento e acciaio va ricostruito dopo 50 anni. Quelli di pietra no.

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