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Servitù di passaggio pedonale

Servitù di passaggio pedonale: cos’è e quando avviene

La legislazione italiana regola il diritto di utilizzo di un fondo di proprietà altrui per il proprio passaggio; è necessario, però, capire bene quale sia l’esatta definizione della cosiddetta “servitù di passaggio” e quali diritti e doveri vadano imputati a ciascuna parte in causa, perché spesso tra vicini di casa quest’eventualità può portare a spiacevoli contenziosi.

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Servitù di passaggio pedonale, un diritto per tutti (Fonte: www.arredamento.it/)

In punto di diritto la servitù di passaggio carrabile è diversa da quella di servitù di passaggio pedonale. La differenza è di carattere quantitativo nel senso che la servitù di transito veicolare si distingue da quella di passaggio pedonale per la maggiore ampiezza del suo contenuto perché, condividendo con quest’ultima la funzione di consentire il transito delle persone, soddisfa le esigenze di trasporto con veicoli di persone e merci da e verso il fondo dominante. Di conseguenza, dall’esistenza della servitù di passaggio pedonale non può desumersi l’esistenza di servitù di passaggio carrabile, né il passaggio a piedi costituisce atto idoneo a conservare il possesso della servitù di passaggio anche con carri.

Cosa si intende con esattezza quando si parla di “servitù o diritto di passaggio”?

In genere, qualora il proprietario di un immobile non dovesse avere diretto accesso alla strada, gli è consentito passare sul fondo del vicino senza che quest’ultimo possa opporsi: di fatto la servitù di passaggio è un diritto reale contemplato dal nostro ordinamento giuridico, che obbliga il titolare di quello che viene definito “fondo servente” a metterlo a disposizione del proprietario del “fondo dominante”.
Perché si configuri una servitù di passaggio, non è indispensabile che i fondi confinino tra loro: basta che siano vicini, tanto da determinare un’effettiva utilità, che talvolta può non essere legata esclusivamente a reali necessità, ma può trattarsi solo di una mera questione di comodità. La legge regola l’esercizio della servitù di passaggio in vario modo, con diritti e doveri da entrambe le parti coinvolte.

Da dove deriva la servitù di passaggio?

Esistono diverse modalità per classificare ed istituire le servitù di passaggio: vi sono servitù volontarie, regolate da un contratto scritto stipulato tra le parti, e altre invece servitù coattive, come avviene nei casi in cui i titolari di due fondi vicini, non riuscendo a raggiungere un accordo pacifico, chiedono l’intervento di un giudice che viene chiamato a giudicare se esistono i presupposti per l’istituzione di un diritto di passaggio ed ad emettere una sentenza che di fatto la costituisca.

La differenza tra servitù di passo carrabile e quella di passaggio pedonale

Per la servitù di passaggio è necessaria la relazione tra due fondi: il fondo dominante si avvantaggia della limitazione che subisce quello servente. Dunque la servitù di passaggio spetta al proprietario del fondo che non ha accesso alla strada pubblica o che potrebbe raggiungere quest’ultima soltanto con un eccessivo dispendio o disagio. Esiste la servitù di passaggio pedonale e quella di passo carrabile; la prima riguarda soltanto le persone mentre la seconda anche i veicoli, perciò è più ampia. La servitù di passo carrabile, specialmente se costituita a favore di un immobile adibito ad uso abitativo, essenzialmente la funzione di consentire l’accesso con veicoli, di persone e merci. Il titolare di una servitù di passaggio pedonale, invece, non può accedere nel fondo con le auto o altri mezzi di trasporto ma solo a piedi.

La servitù di passaggio è un diritto reale di godimento su fondo altrui, ovvero appartenente a un diverso soggetto. Il titolare del diritto di proprietà non può godere del suo fondo a titolo di servitù, in quanto se ne serve già come proprietario: questo principio è riassunto nel detto latino “nemini res sua servit”. In mancanza di contratto e quindi di un accordo, la servitù viene costituita a seguito di una sentenza o con atto amministrativo da parte della pubblica amministrazione. Anche in osservanza di un contratto, il titolare del fondo dominante deve corrispondere un’indennità al titolare del fondo servente. La sentenza o l'atto amministrativo stabilisce le modalità della servitù e determina la cifra in questione, il cui pagamento è indispensabile affinché il titolare della servitù possa esercitare il suo diritto. In caso contrario, il titolare del fondo servente può anche opporsi.



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