Smaltimento rifiuti speciali

Smaltimento rifiuti speciali: cosa fare? Quali obblighi ci sono?

Ogni impresa è ritenuta responsabile dello smaltimento dei rifiuti speciali come rifiuti da ufficio in generale per esempio toner per stampanti fotocopiatrici e fax . Chi non rispetta i vincoli previsti dalle norme di riferimento, può andare incontro a sanzioni amministrative ma anche civili e penali. Vediamo come funziona lo smaltimento rifiuti speciali, a chi rivolgersi e quali obblighi ci sono.


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Come funziona lo smaltimento dei rifiuti speciali (Fonte: www.businessonline.it)

Definizione di rifiuto secondo la normativa

La definizione normativa di rifiuto in Italia è data dall’art. 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, cosiddetto Testo Unico Ambientale: “Qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi” dove per detentore si intende il soggetto che ce l’ha in carico (non si intende quindi solo un soggetto che produce inizialmente il bene, ma anche chi avendolo in carico (ad esempio per il fatto di averlo acquistato da terzi) decida di disfarsene, quindi lo avvii ad operazioni di smaltimento o recupero.

L’art. 184 del D.Lgs. n. 152/2006classifica i rifiuti:

  • secondo l’origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali e,
  • secondo le caratteristiche dericolosità, in rifiuti pericolosi e non pericolosi.


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Cosa sono i rifiuti speciali e come vanno gestiti

I rifiuti speciali sono i rifiuti prodotti da industrie e aziende: si differenziano rispetto ai rifiuti urbani per il fatto che non vengono gestiti dalla pubblica amministrazione sulla base di contributi fiscali, ma vengono gestiti e smaltiti da un sistema di aziende private.

La gestione dei rifiuti speciali avviene sulla base di rapporti specifici e diretti che avvengono tra i produttori di rifiuti speciali (ovvero le aziende clienti) e i fornitori di servizi (ovvero gli impianti di smaltimento e tutti gli operatori che si occupano delle varie fasi di gestione del rifiuto: trasporto, servizio, gestione documentale, analisi, ecc.).


Cosa prevede la legge e cosa fare

Il primo passo da compiere per una corretta gestione dei rifiuti è rappresentato dalla loro esatta classificazione, onere che incombe in capo al produttore dei rifiuti e dal cui esito discende la loro gestione secondo modalità che ne comportano il trattamento o lo smaltimento in determinati impianti piuttosto che in altri, con costi differenti a seconda delle differenti destinazioni. La classificazione dei rifiuti è, dunque, un passaggio indispensabile e fondamentale i cui effetti si ripercuotono su tutte le fasi successive della gestione dei rifiuti.

Quelli che a prima vista potrebbero sembrare dei rifiuti ordinari, come toner e cartucce per stampanti, spesso figurano invece nella categoria “rifiuti speciali”. La gestione rifiuti speciali è molto delicata e prevede, per le imprese, la collaborazione con società specializzate nello smaltimento.
Partiamo dal primo dei riferimenti normativi, la nozione di rifiuto. L’articolo 183 del D.Lgs. 152/06 ne chiarisce la definizione: “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”.

La gestione rifiuti speciali, come dei rifiuti in generale, è disciplinata dalla "Parte quarta" del già citato D.Lgs. 152/06. Sono precisate le operazioni destinate anzitutto alla prevenzione e alla riduzione dei rifiuti, passando al recupero e, se non sono possibili altri interventi, al processo di smaltimento (incluso lo smaltimento rifiuti speciali).

I rifiuti sono anche etichettati come riutilizzabili o non. È inoltre applicato un sistema di codifica, ovvero il Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER). Il rifiuto è quindi associato a un codice identificativo composto da 6 cifre. Quelli pericolosi si diversificano dagli altri per un codice con la presenza dell’asterisco.

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Smaltimento rifiuti speciali come i rifiuti edili (Fonte: magazine.ferratisrl.it)

Il registro di carico scarico rifiuti

I produttori di rifiuti hanno l’obbligo di tenere un registro di carico scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al Catasto, le annotazioni devono essere effettuate almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo, i registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione. I registri integrati con i formulari (di cui all’articolo 193 relativi al trasporto dei rifiuti) sono conservati per cinque anni dalla data dell’ultima registrazione. I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le dieci tonnellate di rifiuti non pericolosi e le due tonnellate di rifiuti pericolosi possono adempiere all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le organizzazioni di categoria.

Tramite il D.LGS 152/2006, ART. 183 è consentito il deposito temporaneo che deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, per i rifiuti pericolosi nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito, l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze pericolose in essi contenute; dovrà essere evitata la miscelazione di diverse categorie di rifiuti pericolosi.

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Come si attribuisce un codice CER ad un rifiuto speciale?

Un codice CER è costituito da 3 coppie di numeri: la prima identifica il settore industriale da cui deriva il rifiuto, la seconda indica la lavorazione specifica all’interno di quel settore industriale e la terza indica le sostanze effettivamente contenute all’interno del rifiuto.

Il DL 91/2014, convertito con legge 116/2014, sottolinea che la responsabilità di attribuzione del CER è del produttore, il quale non può demandare semplicemente questa responsabilità ad un consulente o ad un laboratorio di analisi, ma deve innanzi tutto raccogliere egli stesso, essere consapevole e registrare in un apposito documento (da tenere presso la sede produttiva del rifiuto) le informazioni che servono per determinare il codice CER e capire se il rifiuto è o non è pericoloso:
il produttore del rifiuto deve:
  1. determinare esattamente il ciclo produttivo da cui proviene il rifiuto,
  2. conoscere le materie prime che entrano nel ciclo produttivo (facendo particolare riferimento alle etichettature a alle schede di sicurezza da cui si possono prendere le informazioni riguardo alla pericolosità e alle misure di sicurezza da adottare nella loro gestione).

Per assegnare ad un rifiuto il corretto codice CER, il produttore del rifiuto deve rispettare la procedura descritta a livello comunitario dalla Dec. n. 2000/532/CE e individuare rifiuto e corrispondente CER nell’elenco riportato nell’Allegato a tale Decisione.

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Raccolta e smaltimento rifiuti industriali (Fonte: www.tecnobeton.eu)

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