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Tasse prima casa, quali sono?

Tasse prima casa: quali sono? IMU, TASI, TARI

Essere proprietari di una casa è un privilegio che non tutti possono permetterselo. Possedere un immobile significa anche pagare le tasse. Oggi esiste un’unica imposta IUC (Imposta Unica Comunale) che racchiude le tre principali tasse relative alla casa e ai servizi comunali: TARI, IMU e TASI. Ma vediamo nello specifico cosa sono, chi deve pagarle e quanto.

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Quante e quali sono le tasse sulla prima casa (foto di Bru-nO – Fonte: https://pixabay.com)

Quali sono le tasse sulla casa: IMU, TARI e TASI

Come abbiamo detto, le tasse che vanno  influire sui costi di mantenimento di un casa e che ogni proprietario deve versare al proprio Comune di residenza sono sostanzialmente tre: TARI, TASI, e IMU. La TASI e l’IMU però non si pagano sulla prima casa, a meno che non si tratta di abitazione di lusso.

Vediamole nel dettaglio queste tre tasse.

IMU

L’IMU (imposta municipale unica) è l’imposta comunale che incide sul possesso della casa. A partire dal 2012 ha sostituito l’imposta comunale sugli immobili (ICI). In passato l’IMU si applicava anche sulla prima casa con carattere di abitazione principale ma dal 2014 però l’imposta municipale è stata abolita sulla prima casa.

Attualmente infatti se la prima casa è anche l’abitazione principale del proprietario dove risiede anagraficamente l’IMU non si paga, se invece la prima casa è un’abitazione di lusso e rientra in una di queste categorie catastali A1, A8 o A9, (case signorili, ville e castelli) si paga l'imposta con un'aliquota pari al 4 per mille e si ha diritto anche a una detrazione prima casa, il cui importo viene deciso dal Comune.

L'importo dell’IMU varia da in base al Comune di appartenenza e si calcola applicando alla base imponibile, costituita dal valore dell’immobile, un’aliquota fissata. L’aliquota stabilita dalla legge per gli immobili diversi dall’abitazione principale è pari allo 0,76% e i comuni possono aumentarla o diminuirla sino a 0,3 punti percentuali, quindi l’aliquota può oscillare da un minimo di 0,46% ad un massimo di 1,06%.

Quali sono le categorie catastali che non pagano l’IMU

Ogni casa e ogni immobile è registrato nel catasto fabbricati con una sigla in base alla tipologia di abitazione. Ogni casa ce l’ha (a meno che non sia abusiva). Se la prima casa adibita ad abitazione principale rientra in una di queste categorie catastali non si deve pagare l’IMU:

  • A/2 abitazioni di tipo civile;
  • A/3 abitazione di tipo economico, 
  • A/4 abitazioni di tipo popolare, 
  • A/5 abitazioni di tipo ultrapopolare; 
  • A/6abitazioni di tipo rurale; 
  • A/7 abitazioni in villini. 

Va fatta un’eccezione per le villette appartenenti alla categoria catastale A7 che pur essendo abitazioni di lusso, se adibite ad abitazione principale, non pagano l’IMU. Questo potrebbe risultare un controsenso ma è così.


TARI

L’altra tassa fatidica è la TARI (tassa sui rifiuti) che è l’imposta comunale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Questa tassa è dovuta dai cittadini proprietari di immobili indipendentemente dall’uso a cui sono adibiti. La TARI viene calcolata con il metodo normalizzato in base alla superficie calpestabile utile dell’unità immobiliare a destinazione ordinaria e varia comunque da Comune a Comune. La TARI ha una quota fissa e una variabile e le scadenze di pagamento vengono decise dai singoli Comuni che prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale. Questa tassa include anche il servizio porta a porta di raccolta differenziata e smaltimento dei rifiuti.

TASI

La terza e ultima tassa è la TASI che è  l'imposta sui servizi indivisibili che copre i costi per i servizi comunali rivolti alla collettività. Questi servizi riguardano la manutenzione delle strade, giardini, lo sfalcio dell’erba, la pulizia dei canali e  fossati,  illuminazione e tutte le opere collettive di pubblica utilità. Anche per la TASI l’abitazione principale non è soggetta a pagare questa tassa a partire dal 2014.

La TASI (tariffa sui servizi indivisibili) è una tassa dovuta dal proprietario dell’immobile o dal occupante nel caso sia occupato da una persona diversa. Se non è stata pattuita nessuna ripartizione percentuale della TASI deve essere pagata nella misura del 90% dal proprietario dell’immobile e nella misura del 10% dal occupante. La TASI deve essere pagata in due rate mediante il modello F24 o tramite l’apposito bollettino di conto corrente postale.

Quali agevolazioni sono previste?

Le tre tasse sulla casa che abbiamo analizzato inglobate nella IUC (imposta unica comunale) possono essere soggette a delle agevolazioni stabilite dai Comuni in particolari casi in cui ci sono condizioni di forte disagio economico del proprietario che occupa l’immobile. Ovviamente queste agevolazioni non sono applicabili nelle abitazioni di lusso che abbiamo visto in precedenza.

Per tutti i fabbricati di interesse storico, artistico e per tutti gli immobili ritenuti inagibili, inabitabili e inutilizzati dal 2017 la base imponibile per il pagamento dell’IMU è stata ridotta del 50%. Sempre nel 2017 è stato stabilito che per gli immobili locati con un contratto a canone concordato ci sia una riduzione del 25%. Anche nel caso in cui il marito separato dalla moglie è costretto dal giudice a lasciare la casa e trovarsi un altro immobile non deve pagare l’IMU.

Riguardo la TARI invece molto Comuni prevedono delle agevolazioni particolari per i redditi più bassi presentando però agli uffici preposti l’ISEE.

Cosa succede se non si pagano queste tasse?

Le tasse sulla casa sono da versare al Comune di residenza, il quale, in caso di mancato pagamento,  incaricherà un agente per la riscossione. In caso di mancato pagamento delle tasse sulla casa il Comune notifica una cartella di pagamento, dando al contribuente 60 giorni di tempo per chiudere la propria situazione debitoria. Se i debiti superano i 20 mila euro è possibile l’ipoteca sull’immobile, se invece il debito supera i 120 mila euro ci può essere anche il pignoramento della casa. Esiste per legge però il divieto di pignoramento se l’abitazione è l’unica residenza del contribuente moroso.
In caso di mancato pagamento, l’Agenzia delle Entrate può richiedere solo le ultime cinque annualità. Allo stesso modo se si ricevono cartelle esattoriali e non avvengono successivi provvedimenti, trascorsi 5 anni il debitore è libero da ogni obbligo.

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