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Come si calcola la classe energetica di un edificio

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Gli edifici di qualsiasi tipo (civili, industriali, etc.) oltre ad avere una
identificazione catastale, devono avere anche una classificazione energetica che sta ad
indicare quanto l’edifico consuma in termini di energia. Il calcolo della
classe energetica di un edificio deve essere fatta da un tecnico
specializzato (architetto, geometra, perito tecnico) che ne certifica
attraverso delle misurazioni e dei software quanto effettivamente consuma
l’edficio. Vediamo meglio di cosa si tratta e come si calcola la classe
energetica di un edificio.

classe energetica edificio
Come si calcola la classe energetica di un edificio
(immagine di
OpenClipart-Vectors – Fonte: pixabay.com)

Cos’è la classe energetica di un edificio

La classe energetica di un edificio è una lettera che sta ad indicare
un numero, cioè mette in relazione un indice di prestazione eenrgetica e il
consumo di energia in kWh/anno. In pratica è una classificazione
dell’involucro edilizio dell’edificio (cioè la parte a diretto contatto con
l’ambiente esterno) ed è una misurazione che viene fatta a livello
scientifico con l’ausilio di software con una serie di
paramentri tecnci in funzione delle dimensioni e delle superfici
misurate. Sono molti i parametri interessati: il luogo, l’altezza, lo
spessore e la tipologia di parete esterna, gli infissi, l’orientamento, la
tipologia di impianti di riscaldamento, raffrescamento, etc.).

L’obbligo di indicare la classe energetica degli edifici e degli
elettrodomestici è stato introdotto nel 2005 (con il D. Lgs. 192/05) ai fini
di ridurre gli sprechi e limitare il consumo di energia. Oggi negli
atti notarili di compravendita, rogiti, annunci immobiliari, etc. deve
essere sempre indicata la classe energetica.

In questo modo si riesce a capire se l’edificio è realizzato con i criteri
della bioedilizia (isolamento a cappotto,
infissi in vetrocamera bassoemissivi,
caldaia a condensazione,
riscaldamento radiante,
pannelli fotovoltaici e collettori solari
, etc.) oppure no. Gli edifici di nuova costruzione devono essere
obbligatoriamente in classe A mentre per le ristrutturazioni si deve
comunque migliorare la classe energetica.

LEGGI ANCHE:
Come risparmiare sulle bollette di casa

Classe energetica e Bonus 110%

Negli ultimi mesi il governo ha varato il piano per le ristrutturazioni che
va sotto il nome di Bonus 110%. Questo Bonus permette di poter eseguire dei
lavori di ristrutturazione senza spendere soldi o comunque in minima
parte rispetto all’ammontare complessivo dei lavori eseguiti. Non tutto
però: la normativa infatti parla di lavori “trainati” e di lavori
“trainanti”. Per poter usufruire del Bonus 110 infatti occorre
eseguire almeno un lavoro trainante e ottenere il superamento di ben due
classi energetiche. Solo in questo modo si potrà usufruire degli incentivi
fiscali. L’obiettivo è riqualificare il più possibile il parco edilizio sul
territorio nazionale cercando di realizzare e riqualificare per avere
un’edilizia residenziale sempre più sostenibile.

Oggi il problema dell’inquinamento e del
risparmio energetico è molto sentito rispetto a qualche anno fa e
questa sembra essere l’unica strada percorribile. L’obiettivo è quello di
realizzare edifici e città green a impatto zero sull’ambiente. Circa il 60%
dell’inquinamento atmosferico mondiale infatti è prodotto dalle abitazioni,
poi dalle fabbriche, allevamenti intensivi e solo in minima parte dalle
automobili.

Quali sono le classi energetiche

Come abbiamo detto la classe energetica è un’etichetta che viene affidata
all’edificio e sta ad indicare quanta energia consuma in un anno. Più alta
è la classe e meno energia consuma e viceversa.

La classe energetica per convenzione è indicata con una lettera che
va dalla A (più performante) alla G (meno performante). All’interno della
classe A sono state introdotte 4 sottoclassi (A1-A2-A3-A4) che indicano
un’efficienza ancora maggiore. In questo modo in totale abbiamo 10 classi
che vanno dalla A4 fino ad arrivare alla classe G. Solitamente gli edifici
in classe G o F sono edifici molto vecchi realizzati negli anni 50 o 60
privi di qualsiasi accorgimento ai fini energetici. Il 70% del parco
immobiliare in Italia è stato realizzato tra gli anni ’70 e ’80 e ha una
classe energetica che generalmente varia dalla E alla C.

Ogni classe energetica poi è associata a un numero che va da 1 a 10 a cui
corrisponde un intervallo tra fasce di consumo o valori energetici.

Classe Energetica

Punteggio

Consumo Massimo

Consumo Minimo

A4

10

inferiore o uguale a 0,40 Ep

non specificato

A3

9

inferiore o uguale a 0,60 Ep

inferiore o uguale a 0,40 Ep

A2

8

inferiore o uguale a 0,80 Ep

inferiore o uguale a 0,60 Ep

A1

7

inferiore o uguale a 1,00 Ep

inferiore o uguale a 0,80 Ep

B

6

inferiore o uguale a 1,20 Ep

inferiore o uguale a 1,00 Ep

C

5

inferiore o uguale a 1,50 Ep

inferiore o uguale a 1,20 Ep

D

4

inferiore o uguale a 2,00 Ep

inferiore o uguale a 1,50 Ep

E

3

inferiore o uguale a 2,60 Ep

inferiore o uguale a 2,00 Ep

F

2

inferiore o uguale a 3,50 Ep

inferiore o uguale a 2,60 Ep

G

1

Non specificato

inferiore o uguale a 3,50 Ep

*
Il valore Ep indica l’indice di prestazione energetica.

Chi fa la certificazione energetica

L’attribuzione della classe energetica dell’edificio è una questione
molto delicata in quanto sono molteplici i parametri che entrano in gioco e
non è sempre cosa facile stabilire la classe energetica. Questa cosa la deve
fare il “certificatore energetico”, cioè un professionista iscritto all’albo
con forma che si prende l’onere di rilevare e certificare il reale consumo
energetico. La classe energetica viene assegnata attraverso l’A.P.E. (Attestato di Prestazione Energetica), un documento firmato dal tecnico e che ha valore legale. La classe
energetica va a influire anche sulla rendita dell’immobile e sul valore
immobiliare dello stesso.

LEGGI ANCHE:
Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.): cos’è, quando serve, chi
può farla

APE, ACE, AQE: quali sono le differenze?

Vediamo le principali differenze tra questi tre documenti simili ma allo
stesso tempo diversi:

  1. APE (Attestato di Prestazione Energetica): entrato in vigore
    con la Legge 90/2013 è il documento che approva ufficialmente la
    prestazione energetica dell’immobile. Tale documento ha validità 10 anni.
    Viene redatto dal tecnico ed è obbligatorio nei seguenti casi:

    • affitto dell’immobile;
    • donazione di immobile;
    • compravendita di immobile;
    • pubblicazione di un annuncio;
    • ristrutturazione di più del 25% della superficie;
    • nuova costruzione.
  2. ACE (Attestato di certificazione Energetica): è il documento
    simile all’APE che era in vigore prima del 2013. Anche questo documento è
    valido 10 anni. Se successivamente vengono fatti interventi di
    ristrutturazione allora bisognerà fare un APE. L’ACE rispetto all’APE non
    da indicazioni su:

    • ventilazione;
    • illuminazione;
    • differenza fra climatizzazione estiva ed invernale;
    • presenza di impianti particolari per il settore terziario;
    • riscaldamento dell’acqua per servizi igienico-sanitari.
  3. AQE (Attestato di Qualificazione Energetica): è uno
    strumento di controllo emesso quando vengono fatti i lavori di
    ristrutturazione o nuova costruzione.

Come si calcola la classe energetica “fai da te”

Abbiamo visto che l’individuazione della classe energetica di un edificio
spetta a un tecnico abilitato che con apportuni software e inserendo i vari
valori parametrizzati certificherà l’attestato che indica la prestazione
energetica.

Ma volendo è possibile calcolare la classe energetica dell’edioficio anche
in autonomia: il risultato sarà sicuramente meno preciso e approssimativo (e
senza alcun valore legale) ma almeno avremo l’idea di quanto consuma il
nostro edificio, anche solo per semplice curiosità.

A tal proposito facciamo un esempio concreto. Prendiamo ad esempio un
appartamento di 80 mq (superficie calpestabile) situato nel Nord Italia con
un impianto autonomo a gas metano (la classica caldaia). Ora prendiamo le
bollette del riscaldamento e ricaviamo il dato del consumo annuo di gas
utilizzato per il riscaldamento invernale, espresso in metri cubi. Vediamo
ad esempio che abbiamo un consumo annuo di 900 mc e nei mesi di Aprile e
Settembre è di 160 mc. Per trovare il numero di metri cubi di gas consumati
per il riscaldamento basta fare 900 – (2 x 160) = 580 mc. Un metro cubo di
gas equivale a 8,3 kWh, quindi facendo 580 x 8,3 esce il risultato di 4814
kWh/anno che è il numero di kWh consumati in un anno per volume. Per vedere
infine il consumo annuo per mq basterà dividere questo valore per i metri
quadrati (superficie utile calpestabile) della casa, e quindi 4814 : 80 =
60,17 kWh/anno per mq.

Di seguito vediamo una tabella che indica approssimativamente la classe
energetica in base al consumo energetico annuale per mq per il
riscaldamento. Come possiamo vedere l’appartamento che abbiamo preso come
esempio sarebbe in classe C.

Classe

energetica

Consumo

kWh/anno

A+

< 15

A

< 30

B

Tra 31 e 50

C

Tra 51 e 70

D

Tra 71 e 90

E

Tra 91 e 120

F

Tra 121 e 160

G

> 160

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