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Impianti a biomassa: cosa sono, tipologie, costi

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Gli impianti a biomassa utilizzano a fini energetici la biomassa derivante dalla frazione biodegradabile come gli scarti del legno e per questo assolutamente sostenibile. Vediamo quali sono i tre principali tipi di biomassa, per cosa vengono utilizzate le biomasse e quanto costa un impianto a biomassa. 

biomassa
Impianto a biomassa (foto di PublicDomainPictures - Fonte: pixabay.com)

Cosa sono gli impianti a biomassa

Gli impianti a biomassa, sono impianti di riscaldamento che utilizzano come fonte di energia la biomassa che alimenta la caldaia. E’ possibile avere impianti alimentati con polverino di legno, nocciolino o pellet, oppure impianti alimentati a cippato di legna.

Per biomassa è da intendersi la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti organismi viventi (vegetali o animali) e destinati a fini energetici e rappresentano una delle fonti rinnovabili maggiormente disponibili sul nostro pianeta. Di fatto si tratta di impianti tradizionali con forno di combustione, caldaia che alimenta una turbina a vapore accoppiata ad un generatore.

Impianti a biomassa: Vantaggi e Svantaggi

Abbiamo visto che la biomassa è considerata una fonte di energia rinnovabile e pulita che consente di alimentare gli impianti di riscaldamento. Con i tempi che corrono utilizzare impianti ad alta efficienza e con alto rendimento limitando i consumi e l’utilizzo di fonti fossili è una questione fondamentale.

Tra i vantaggi principali nell’utilizzo di impianti a biomassa abbiamo il ridotto impatto ambientale, la facilità di reperimento della biomassa, i costi contenuti e la potenziale capacità di sostituire i tradizionali combustibili fossili.

Tra gli svantaggi invece possiamo dire che vi è la necessità di avere un sistema di gestione per rifornirsi di biomassa, la bassa densità energetica che significa maggiore ingombro e peso e il basso potere calorifico della legna. A questi fattori occorre aggiungere un altro elemento che è l’elevato costo di investimento iniziale che è maggiore ad altre tipologie di impianti.

 

Quali sono i tre principali tipi di biomassa

Gli impianti a biomassa sono in alcuni casi molto convenienti e consentono di riscaldare gli ambienti senza inquinare l’ambiente in maniera sostenibile. Le principali applicazioni della biomassa sono:

  • la produzione di energia (bioenergia),
  • la sintesi dei carburanti (biocarburanti),
  • la sintesi di prodotti (bioprodotti).
Per quanto riguarda invece gli impianti che utilizzano biomassa possiamo avere due macrocategorie:
  • impianti alimentati a polverino di legno, nocciolino o pellet;
  • impianti alimentati a cippato di legno e legno lamellare.

Impianti alimentati a polverino di legno, nocciolino o pellet

Questo è un impianto di di veloce realizzazione e di semplice gestione facilmente gestibile anche da soggetti privati e imprese che dispongono della  materia prima autoprodotta senza essere dentro la filiera del legno.

Con il nuovo decreto MASE è possibile utilizzare anche il legno lamellare come biomassa combustibile al patto che rispetti determinati parametri.

Impianti alimentati a cippato di legna

La seconda tipologia di impianti a biomassa riguardano quelli che utilizzano come biomassa il cippato di legna, ovvero legna tranciata a pezzi

Questi impianti, come tutti gli impianti a biomassa, devono obbligatoriamente avere dei filtri per eliminare le polveri sottili PM10 e le emissioni inquinanti; questi impianti infatti sono una delle principali cause dell’inquinamento. Per il riscaldamento di casa quindi la cosa ideale sarebbe evitare l’utilizzo di camini a legna e stufe a pellet per utilizzare invece caldaie moderne come le caldaie a condensazione che  che modulano il calore e bruciano correttamente il materiale.

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Quanto costa un impianto a biomassa

Premesso che il costo dell’impianto varia in funzione della potenza che è necessaria per riscaldare l’immobile esistono delle differenze in ragione delle due tipologie appena viste.

Nel primo caso, gli impianti alimentati a polverino, nocciolo o pellet sono più economici e sono anche di semplice gestione e facile realizzazione. Il costo si aggira attorno ai 50.000 € per impianti di tipo domestico che possono salire di diverse centinaia di migliaia di euro per impianti di tipo industriale. Costi del tutto simili a impianti a metano o alle pompe di calore solo che in questo caso si possono usufruire di incentivi fiscali interessanti. 

Inoltre rispetto agli impianti a metano si ha nel tempo un costo minore di conduzione dell’impianto stesso; ipotizzando un inverno medio con una caldaia da 500 kW si arriva a consumi di metano per oltre 15.000 € annue mentre con un impianto a pellet si spenderebbe una cifra attorno a 11.000 euro all’anno.

Nel secondo caso invece gli impianti alimentati a cippato di legna sono più costosi e ingombranti dei primi e richiedono la disponibilità di avere adeguato spazio per la loro installazione. Il vantaggio rispetto ai precedenti però è che consentono di avere un risparmio economico ancora maggiore. Se riprendiamo l’esempio di prima ipotizzando un inverno medio con una caldaia da 500 kW si arriva a consumi paria a circa 7.000 euro e quindi nettamente inferiori agli 11.000 euro di prima. 

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