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Mies Van Der Rohe : LESS IS MORE

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Nell’articolo di oggi mi piacerebbe molto parlarvi di questo personaggio , Mies Van Der Rohe, che ha influenzato moltissimo l’architettura del Novecento e quella contemporanea.

I principi che ruotano attorno ai suoi 60 anni di attività sono molto precisi e coerenti tra loro, volti ad una ricerca progettuale che affronta questioni di design allargandosi poi all’abitazione, al grattacielo e alla scala urbana.
Foto di Dobbertin2 ,  Fonte: Pixabay.com

La vita

Nato ad Aquisgrana in Germania il 27 marzo 1886, è il quinto di cinque fratelli.
Comincia lavorando nella bottega di famiglia (il padre era uno scalpellino che produceva monumenti funerari) e frequentando la Domschule, tuttavia non conseguendo il diploma.
Decise poi di cambiare percorso di studi iscrivendosi alla Spenratschule che istruiva su arti e mestieri, alternando ad essa anche un lavoro presso Max Fischer ,specializzato in stucco d’interni, dove apprende l’abilità nel disegno a mano libera.
Durante questo periodo, in cui frequentava moltissimi cantieri, fa la conoscenza dell’architetto Dülow che insiste in un suo trasferimento a Berlino dove trova lavoro nello studio di Bruno Paul e inizia a frequentare l’Accademia delle Belle Arti (1906 – 1908).
Negli anni riesce ad interfacciarsi con molti architetti, e diversi stili costruttivi come le avanguardie artistiche. Mies è stato anche l’ultimo direttore della Bauhaus (scuola di architettura, arte e design) la cui chiusura fu imposta dal governo nel 1932.
Fu poi invitato negli Stati Uniti nel 1937, dove si trasferì l’anno seguente diventando direttore della sezione architettura dell’Armour Institute di Chicago.
Morì il 17 agosto 1969 proprio a Chicago.

Tecnica e forma

Per Mies l’architettura doveva esprimere i valori del proprio tempo e deve partire dalla realtà, perché solo in questo modo può essere intesa come una manifestazione di verità.
Può apparire un pochino strano il riferimento alla verità, proprio della scuola Medievale (Tommaso d’Aquino) che Mies cita spesso nei suoi scritti.
Non si tratta di una contrapposizione e neanche di una rinuncia all’architettura storica, ma piuttosto una ricerca dell’architettura moderna, un tentativo di capire come dovrebbe essere.
L’edificio deve essere “sincero” e lo può essere solo se esibisce e non nasconde la sua struttura e i materiali con i quali è costruito.
Ciò ha determinato che i progetti di Mies siano riusciti a dare forma alla modernizzazione, soprattutto grazie all’utilizzo di materiali come acciaio e vetro.
 

Spazio continuo

Mies durante la sua carriera si misura anche con il tema di un vasto ambiente coperto continuo e indiviso, senza ostacoli di qualunque tipo, destinato alla collettività, spesso associato a:
  • Larghe rampe
  • Podio
  • Piani che creano spazi-soglia

Questo vasto ambiente era connotato da principi come la simmetria e l’elevazione da terra.

Un esempio di questo principio sono:
  • La Crown Hall dell’IIT
  • La Convention Hall a Chicago
  • La Galleria Nazionale a Berlino
  • La Casa Farnsworth

Tutte espressioni di chiarezza strutturale ed ordine, affidati visivamente ad un sistema trilitico e modulare con pilastri e travi in acciaio in grado di spogliare il volume con pareti e vetrate e spazialmente alla illimitata libertà offerta dalla pianta libera.

L’unico piano sopraelevato è completamente libero da elementi strutturali ed è possibile riconoscervi una prima formulazione di spazi indifferenziati.

Less is more – Meno è di più

Nei suoi ultimi anni di attività, Mies giunge alla formulazione di un’estetica dell’architettura ridotta “pelle ed ossa”, affidata soprattutto alle pareti vetrate che consentono alla struttura di avere una forma costruttiva il più chiara possibile. I caratteri di semplicità espressi dalle sue architetture sono in grado di alimentare un’idea di nobiltà e di ordine che diventano l’espressione di una monumentalità e di un’aura che caratterizzano un’opera d’arte.
Parliamo quindi di progetti che diventavano vere e proprie opere d’arte grazie alla loro semplicità.

Villa Tugendhat

Parlerò ora del suo progetto più iconico, che racchiude in tutto i suoi ideali di semplicità e ordine e dove fa un largo utilizzo di pareti in vetro che vanno ad alleggerire l’intera struttura.
La pianta libera, il basamento, i pilastri cruciformi, l’utilizzo di materiali pregiati sono elementi che rimandano al Padiglione tedesco a Barcellona, emblema del pensiero architettonico di Mies Van Der Rohe. Non a caso sono riscontrabili in Villa Tugendhat.
Nel 1929, durante l’Esposizione Universale di Barcellona, I signori Tugendhat sono talmente incantati dal padiglione tedesco che richiedono la costruzione della loro villa nello stesso stile utilizzato per esso.
Sulla sommità di una collina si sviluppa il progetto innovativo di Mies.
Sfruttando la pendenza del suolo, l’edificio si dispone su due piani sfalsati e un basamento:
  • l’interrato ospita i locali tecnici, caldaie, lavanderie e cantina
  • il primo livello accoglie la zona giorno la cui copertura funge da terrazza per la zona notte
  • il secondo livello è diviso in due volumi: uno per la zona notte e uno per i servizi

Una scala a chiocciola, racchiusa in un cilindro di mattonelle di vetro, collega i diversi piani.

Grazie ad una struttura portante costituita da uno scheletro di pilastri cruciformi in acciaio che sostengono il solaio in cemento armato, il soggiorno occupa quasi interamente il piano inferiore.
Racchiuso su tre lati da lastre di vetro, lo spazio interagisce direttamente con il panorama della città con un giardino d’inverno rivestito in lastre di cristallo.
L’innovazione della villa è dettata anche dall’utilizzo di apparati tecnologici all’avanguardia, come l’impianto di climatizzazione che diviene al tempo stesso elemento d’arredo.
Nel 2001 Villa Tugendhat viene iscritta nella lista del Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

Conclusione

Parliamo di un vero precursore del modernismo e del minimalismo, dell’essenzialità degli ambienti, di quanto sia importante dare “respiro” all’intera struttura.
Ci troviamo di fronte al lascito di un vero rivoluzionario della storia dell’architettura del 900, se pensiamo che molte delle sue opere sono ancora oggi considerate moderne e avanti rispetto alla moda attuale. Unico nel suo genere ci ha regalato una serie di progetti decisamente degni di nota.
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