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Tadao Ando e il calcestruzzo a vista: luce e materia

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Tadao Ando è uno dei maestri dell’architettura moderna e
contemporanea che è diventato famoso per la matericità e la bellezza delle
sue architetture con l’uso del calcestruzzo a vista. 

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Hansol Museum – Tadao Ando (foto di Heejae Lee – Fonte: www.flickr.com)

Cenni sul calcestruzzo a vista

Il calcestruzzo a vista è la soluzione più moderna e idonea, che
permette di soddisfare esigenze sia di carattere tecnico-ingegneristico che di
tipo economico ed estetico. L’architettura mostra un chiaro trend verso
soluzioni personalizzate e l’unicità delle superfici. Il
calcestruzzo a vista gettato in opera lascia un ampio spazio espressivo
all’architettura.

Il cemento a vista, detto anche calcestruzzo a vista, indica una
modalità di utilizzo architettonico del calcestruzzo che consiste nel non
ricoprire le superfici a vista con intonaco o rivestirle con altri materiali
(pietra, mattoni, piastrelle), ma lasciarle piuttosto visibili, evidenziando
le forme e le caratteristiche strutturali della costruzione edilizia.
L’architettura moderna in special modo con la corrente architettonica del
Brutalismo (dal termine francese beton brut “cemento grezzo”) ha fatto sempre
più riferimento all’espressività e matericità del calcestruzzo a vista.

A partire dai volumi plastici ma brutali di
Le Corbusier, nell’Unité d’Habitation di Marseille (Marsiglia, 1950) e nella
realizzazione della città di Chandigarh, dopo le quali è seguito un vero e
proprio stile architettonico legato all’uso del calcestruzzo a vista.
Con questa tecnica il cemento costruisce lo spazio architettonico divenendo
parte essenziale del disegno architettonico.

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Restauro di Punta della Dogana a Venezia – Tadao Ando (foto di
Jean-Pierre Dalbera – Fonte: https://www.google.it)

Tadao Ando: origini della sua architettura

Tadao Ando è uno dei maestri dell’architettura del ‘900 e uno dei
massimi esponenti dell’architettura contemporanea. L’architetto
giapponese che ha fatto del calcestruzzo a vista il suo materiale principale
per le sue architetture divenute famose in tutto il mondo.

A partire dai suoi esordi, dopo un periodo di lavoro dedicato alle commesse
di arredi o di piccole abitazioni, alla metà degli anni settanta,
Tadao Ando sviluppa una poetica capace di lavorare sotto l’influsso
di valori desunti dalla tradizione giapponese dell’abitare.

L’architettura tradizionale giapponese è costruita quasi
esclusivamente con materiali di origine vegetale quali il legno, il bambù,
le stuoie la paglia per il tetto. La sensazione che trasmette è pressoché
monocromatica con una infinita variazione di sfumature e di toni. È
ammesso un uso più che discreto della decorazione, efficace soprattutto in
relazione alla penombra in cui è ambientata.  Il benessere ambientale
quanto più è scarno, fatto di sensazioni tattili, luminose, acustiche,
rapportato alla esaltazione di sensazioni corporee, tanto più stimola
quelle che Tadao Ando definisce
qualità non relazionali dell’abitare, qualità dello spazio
architettonico in grado di accogliere e confortare la profondità
dell’animo di chi lo abita.

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Fabbrica Benetton a Treviso – Tadao Ando
(foto di Kieran Lynn
– Fonte: www.flickr.com)

Luce e materia, l’utilizzo del calcestruzzo a vista

Tadao Ando eredita dalla tecnica moderna del costruire il
cemento armato e lo adotta, spesso in forma di muratura continua,
come materiale dominante delle sue opere, in grado di conformare gli
spazi e attribuire loro carattere cromatico, tattile e acustico, in
parallelo con il ruolo che il legno e gli altri materiali vegetali
svolgevano nell’architettura tradizionale.

L’uso del calcestruzzo armato a vista, esteso su tutto
l’edificio, comporta la soluzione dei problemi progettuali complessi
nella
definizione delle casseforme, quasi un progetto parallelo, per controllare la qualità delle
superfici, dei giunti, dei raccordi, tra i piani e le superfici
verticali. L’affinamento della tecnica di controllo di questi aspetti
progettuali, ormai fa parte del bagaglio culturale dello studio di
Tadao Ando, una sorta di manuale di progettazione in continua
evoluzione rappresentato dagli esempi realizzati.  Dalla dimensione
del tatami (90×180 cm) che era il modulo del dimensionamento della casa
tradizionale, Tadao Ando ricava la dimensione del suo
pannello da cassero, che attribuisce al
calcestruzzo a vista la propria impronta e diventa modulo
costruttivo e unità di misura dell’intero sistema progettuale.

Nell’accuratezza progettuale delle casseforme, in grado di determinare
la qualità percettibili dei suoi muri, Tadao Ando recupera lo
spirito della meticolosità e complessità dell’elaborazione artigianale
della casa giapponese, che perseguiva la
massima semplicità e minimalità espressiva attraverso il
massimo rigore di esecuzione. Nei suoi edifici in cemento la luce
naturale e artificiale viene usata come commento delle qualità estetiche
e tattili delle superfici lisce.

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