Come rifare l’impianto di riscaldamento senza rompere il pavimento


Rifare l’impianto di riscaldamento
può diventare una vera scocciatura per mille motivi, uno in particolare :dover rompere il pavimento.
Decisamente una cosa improponibile per la maggior parte di noi, soprattutto se il pavimento è nuovo e in ottime condizioni, dover spaccare tutto non è decisamente una cosa che molti di noi sarebbero disposti a fare con molta facilità.
Ma quindi c’è un modo per poter eseguire questo tipo di intervento senza dover ricostruire la casa da cima a fondo? Vediamo insieme come si può fare!
 
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Foto di Gerd Altmann, fonte: Pixabay.com
 

Come rifare l’impianto di riscaldamento

Naturalmente sarà necessario rompere qualcosa, in questo caso il muro se volete evitare di rompere il pavimento altrimenti dovete pensare di lasciare le tubature esternamente come negli impianti di una volta ma vediamo le varie alternative con ordine.

1) Lavorando a parete

Qui ovviamente si andrà a lavorare sulle pareti e quindi sarà necessario rompere quelle in quanto questo tipo di riscaldamento è organizzato in una sorta di griglie che vengono poste su tutta la lunghezza e l’altezza del muro.
E’ bene sapere che questo tipo di impianto funge anche da impianto di raffrescamento  quindi predereste due piccioni con una fava scegliendo questa soluzione.
Per questo tipo di operazioni vi conviene senz’altro appoggiarvi ad un’impresa specializzata per evitare di ritrovarsi brutte sorprese a lavoro finito. Ma vediamo di capire un pochino come funziona questo tipo di impianto che potrebbe davvero rivoluzionare il riscaldamento nella vostra casa:
  • Sono dotati di una bassissima INERZIA TERMICA e questo significa che i consumi energetici saranno molto ridotti che è quello che tutti desideriamo da un buon impianto di riscaldamento
  • Impianto salva-spazio e invisibile perché viene messo all’interno della parete come dicevo prima
  • Resistono molto bene alle alte temperature
  • Sistema sviluppato verticalmente che permette di trasmettere il calore in tutto l’ambiente in modo omogeneo
  • Mantengono la temperatura dell’ambiente costante anche dopo essere stati spenti. Questo è un ottimo pregio soprattutto per quanto riguarda le emissioni che tutti gli impianti rilasciano nell’ambiente inquinandolo irrimediabilmente.

Il prezzo di questi impianti

è decisamente l’aspetto che tutti prendiamo più in considerazione perché giustamente ognuno ha il proprio budget e le proprie possibilità in ambito economico. Quindi posso dirvi che il prezzo di questi impianti dipende moltissimo dalla dispersione termica dell’ambiente in cui volete installarli, cioè che vuol dire questa cosa?
Dipende quanto velocemente l’ambiente cede il calore raffreddandosi.
Quindi se l’isolamento della vostra casa è fatto a regola d’arte installare questo tipo di impianto non verrà a costarvi come un’assicurazione sulla vita, mentre se l’isolamento è fatto male o semplicemente troppo usurato o datato avrete una spesa maggiore perché dovranno essere installati dei tubi più grossi e isolati maggiormente di quelli standard.
 

2) Lavorando esternamente

Se invece volete mantenere un impianto di riscaldamento classico ma proprio non volete andare a rompere il pavimento potete sempre installare l’impianto esternamente nella parte bassa del muro scegliendo però un tipo di tubature resistente agli agenti atmosferici (presenti anche all’interno delle abitazioni) per evitare che si rovinino troppo velocemente. Questa alternativa sarebbe davvero indicata per ristrutturazioni in case d’epoca. magari degli anni 50′ o 60′. Se scegliete poi delle tubature in rame potrebbero fungere anche da elemento decorativo (ovvio il prezzo non sarà propriamente basso). Per questa soluzione non ci sono molte cose da dire perché il funzionamento rimane quello tradizionale solo che spostiamo il tutto alla luce del sole!
Spero che questo breve articolo possa esservi stato utile e alla prossima.

Quando conviene davvero rifare l'impianto di riscaldamento

Prima di decidere come intervenire è importante capire se serve davvero rifare l'impianto da zero o se basta una manutenzione più leggera. Sostituire l'intero sistema è una spesa significativa e ha senso affrontarla solo in presenza di problemi strutturali. Alcuni segnali indicano chiaramente che l'impianto è arrivato a fine vita e che continuare a ripararlo costa più che rinnovarlo.

  • Caldaia molto vecchia: oltre i 15-20 anni di servizio il rendimento crolla e i consumi salgono, spesso conviene passare a una caldaia a condensazione o a una pompa di calore.
  • Termosifoni che scaldano in modo disomogeneo: alcuni radiatori restano freddi mentre altri scottano, sintomo di fanghi, aria o di un bilanciamento ormai compromesso.
  • Tubature corrose o che perdono: macchie di umidità, ruggine e perdite ricorrenti indicano un circuito ormai deteriorato.
  • Bollette in costante aumento a parità di abitudini, segno che il sistema lavora male e disperde energia.
  • Ristrutturazione complessiva dell'abitazione: è il momento ideale per ripensare l'impianto insieme a isolamento e infissi.

Se ti ritrovi in più di uno di questi punti, rifare l'impianto è quasi sempre la scelta più conveniente sul medio periodo, perché abbatte i consumi e aumenta il comfort percepito in ogni stanza.

Tipologie di impianto a confronto

Oltre alla scelta tra lavorare a parete o esternamente, vale la pena conoscere le principali tipologie di sistema disponibili oggi, così da capire quale si adatta meglio alla tua casa e al tuo budget. Ogni soluzione ha una sua logica di funzionamento e una resa diversa in termini di comfort e consumi.

  • Riscaldamento a termosifoni (radiatori): è il sistema tradizionale, semplice da installare e da mantenere. Lavora con acqua a temperatura più alta e scalda l'ambiente principalmente per convezione, riscaldando l'aria che sale verso l'alto.
  • Riscaldamento radiante a pavimento: distribuisce il calore in modo uniforme dal basso, lavorando a bassa temperatura e quindi con consumi ridotti. È il più confortevole ma richiede di intervenire sul massetto, da qui il problema del pavimento da rompere.
  • Riscaldamento radiante a parete o a soffitto: sfrutta lo stesso principio del pavimento ma si installa sulle superfici verticali o sopra la testa, evitando di toccare il piano di calpestio e funzionando spesso anche da raffrescamento estivo.
  • Sistemi misti: in molte ristrutturazioni si combinano radiatori esistenti e nuove zone radianti, così da contenere i costi mantenendo parte dell'impianto.

La scelta della fonte di calore è altrettanto importante: caldaia a condensazione, pompa di calore o soluzione ibrida cambiano sensibilmente il risultato finale in bolletta. I sistemi radianti, che lavorano a bassa temperatura, danno il meglio quando abbinati a una pompa di calore.

Come rifare l'impianto passo passo

Rifare un impianto di riscaldamento non si improvvisa: seguire un ordine logico aiuta a contenere i costi e a evitare brutte sorprese a lavori avviati. Ecco le fasi principali di un intervento ben organizzato.

  1. Sopralluogo e diagnosi: un tecnico valuta lo stato dell'impianto esistente, la dispersione termica dell'edificio e le esigenze di chi ci abita.
  2. Calcolo del fabbisogno termico: serve a dimensionare correttamente generatore, tubazioni e corpi scaldanti, evitando sistemi sovradimensionati e inutilmente costosi.
  3. Scelta della soluzione: a parete, esterna, a pavimento o mista, in base a budget, vincoli del pavimento e tipo di immobile.
  4. Preventivo dettagliato: meglio richiederne più di uno e confrontarli voce per voce, non solo sul totale.
  5. Esecuzione dei lavori: rimozione del vecchio impianto, posa delle nuove tubazioni, installazione del generatore e dei corpi scaldanti.
  6. Collaudo e messa in servizio: sfiato dell'aria, bilanciamento dei circuiti, verifica delle pressioni e rilascio della documentazione obbligatoria.

Affidarsi a un'impresa specializzata, come accennato sopra, è fondamentale soprattutto nelle fasi di dimensionamento e collaudo, dove un errore si traduce in stanze fredde o consumi fuori controllo per anni.

Manutenzione per non doverlo rifare troppo presto

Un impianto nuovo dura molto di più se viene mantenuto con regolarità. La buona notizia è che la manutenzione ordinaria è economica rispetto al costo di un rifacimento e prolunga sensibilmente la vita del sistema. Bastano poche attenzioni costanti per mantenere alta l'efficienza.

  • Spurgo periodico dei radiatori per eliminare l'aria che riduce la resa e provoca rumori nei termosifoni.
  • Controllo della pressione del circuito, che deve restare nei valori indicati dal costruttore della caldaia.
  • Lavaggio dell'impianto ogni tot anni per rimuovere fanghi e incrostazioni che intasano tubi e scambiatori.
  • Manutenzione annuale della caldaia e analisi dei fumi, obbligatorie e utili a mantenere efficienza e sicurezza.
  • Installazione di un filtro defangatore sul ritorno, che protegge il generatore dalle impurità in circolo.

Trascurare questi interventi è il motivo per cui molti impianti smettono di rendere ben prima del previsto, costringendo a un rifacimento anticipato che si sarebbe potuto evitare.

Errori comuni da evitare

Chi affronta questo tipo di lavoro per la prima volta tende a commettere alcuni errori ricorrenti che fanno lievitare i costi o compromettono il risultato. Conoscerli in anticipo aiuta a porre le domande giuste all'installatore.

  • Scegliere solo in base al prezzo più basso trascurando materiali e garanzie: un impianto economico ma fatto male costa di più nel tempo.
  • Ignorare l'isolamento dell'edificio: senza un involucro coibentato anche il miglior impianto consuma troppo.
  • Sottodimensionare o sovradimensionare il generatore rispetto al reale fabbisogno della casa.
  • Non bilanciare i circuiti dopo l'installazione, lasciando stanze fredde e altre surriscaldate.
  • Dimenticare la documentazione necessaria per detrazioni, garanzie e futura compravendita dell'immobile.

Domande frequenti su come rifare l'impianto di riscaldamento

Si può rifare l'impianto di riscaldamento senza rompere il pavimento?

Sì. Si può lavorare a parete con sistemi radianti integrati nel muro, oppure installare le tubature esternamente nella parte bassa delle pareti. Entrambe le soluzioni evitano di intervenire sul massetto e quindi di spaccare il pavimento, scelta molto apprezzata quando il rivestimento è nuovo o in ottime condizioni.

Quanto dura il lavoro di rifacimento di un impianto?

I tempi dipendono dalla dimensione della casa e dalla soluzione scelta. Un intervento su un appartamento medio richiede in genere da pochi giorni a un paio di settimane, considerando rimozione del vecchio impianto, posa delle nuove tubature, installazione del generatore, collaudo e bilanciamento dei circuiti.

Meglio i radiatori o il riscaldamento radiante?

I radiatori sono più semplici ed economici da installare e si scaldano in fretta. Il radiante a pavimento, parete o soffitto offre maggiore comfort e consumi ridotti perché lavora a bassa temperatura, ma comporta un intervento più invasivo. La scelta dipende da budget, vincoli del pavimento e tipo di abitazione.

Posso tenere la stessa caldaia quando rifaccio l'impianto?

Se la caldaia è recente ed efficiente può essere mantenuta, ma se rifai l'impianto con un sistema a bassa temperatura conviene valutare una caldaia a condensazione o una pompa di calore, che esprimono il massimo rendimento proprio con i circuiti radianti. Un tecnico verifica la compatibilità prima di decidere.

Conviene affidarsi a un'impresa o fare da soli?

Per un rifacimento completo è fortemente consigliato rivolgersi a un'impresa specializzata. Dimensionamento, posa, collaudo e rilascio della documentazione obbligatoria richiedono competenze tecniche specifiche: un errore si traduce in stanze fredde, consumi elevati o problemi di sicurezza difficili e costosi da correggere a posteriori.