In breve: Il cemento è il legante in polvere; la malta è l’impasto di cemento o calce con sabbia e acqua che si usa in cantiere.
Al banco della ferramenta la domanda si sente spesso: mi serve del cemento per attaccare due mattoni. In realtà il cemento da solo non si usa quasi mai, e chi lo impasta con la sola acqua ottiene un materiale che si spacca nel giro di poche settimane.
Malta, cemento e calcestruzzo sono tre cose diverse che stanno tra loro come farina, pasta e pane. Capire chi fa cosa evita acquisti sbagliati, lavori da rifare e discussioni inutili con l’impresa.
Il cemento è un legante, non un materiale finito
Il cemento è una polvere finissima che, a contatto con l’acqua, indurisce e lega insieme altri materiali.
Si ottiene cuocendo a circa 1450 gradi una miscela di calcare e argilla e macinando il clinker che ne risulta. Il tipo più diffuso è il Portland, indicato in sacco con sigle come CEM II 32,5 R, dove il numero esprime la resistenza e la R la rapidità di indurimento.
Da solo il cemento non è utilizzabile: impastato con la sola acqua dà una boiacca che ritira moltissimo e si fessura. Serve sempre un inerte, cioè sabbia o ghiaia, che riduce il ritiro e dà corpo all’impasto. In pratica il cemento è un ingrediente, non una ricetta.
La malta è cemento (o calce) più sabbia
La malta è l’impasto di un legante con sabbia fine e acqua.
Il legante può essere cemento, calce oppure entrambi: da qui i nomi malta cementizia, malta di calce e malta bastarda. L’inerte è sempre a granulometria fine, in genere sotto i 4 millimetri, perché la malta deve riempire giunti sottili e stendersi con la cazzuola.
Serve per allettare mattoni e blocchi, per intonacare, per stuccare e per riparare piccole porzioni ammalorate. La sua resistenza tipica va da 2,5 a 20 N/mm² secondo la classe, valori sufficienti a distribuire i carichi tra i blocchi ma non a costituire elementi portanti autonomi.
Il calcestruzzo è la terza cosa che si confonde
Il calcestruzzo è cemento, sabbia, ghiaia e acqua, ed è un materiale strutturale.
La differenza con la malta sta nell’inerte grosso: la ghiaia, con diametri fino a 20-30 millimetri, dà una resistenza a compressione ben più alta, tipicamente da 25 a 45 N/mm². È il materiale con cui si fanno fondazioni, pilastri, travi e solai, quasi sempre con armature in acciaio annegate all’interno.
Nel linguaggio comune si chiama impropriamente cemento anche il calcestruzzo, per esempio quando si parla di un cortile in cemento. È un’imprecisione innocua nel parlato, molto meno quando si ordina il materiale o si legge un preventivo.
Quando usare l’uno e quando l’altra
La scelta dipende dalla funzione: legare oppure portare.
- Malta: giunti di muratura, intonaci, rasature, posa di pietre e mattoni, stuccature, riparazioni superficiali.
- Calcestruzzo: fondazioni, platee, pilastri, travi, solai, pavimentazioni carrabili, plinti per recinzioni e pali.
- Cemento in sacco: si compra per confezionare in cantiere malta o calcestruzzo, oppure come boiacca per ancoraggi e piccoli inghisaggi.
Un caso frequente di errore è il plinto per un palo di recinzione fatto con la sola malta: senza ghiaia il getto ritira, si fessura e il palo comincia a ballare dopo il primo inverno.
Vale anche il contrario: usare calcestruzzo dove servirebbe una malta rende impossibile lavorare il materiale con la cazzuola, perché la ghiaia impedisce di stendere strati sottili e di riempire giunti da un centimetro. Ogni impasto ha una granulometria pensata per un certo spessore, e forzarla significa quasi sempre rifare il lavoro.
Come riconoscerli e cosa comprare
A colpo d’occhio la differenza si legge nell’inerte visibile sulla superficie.
- Se si vedono sassi e ghiaino, è calcestruzzo.
- Se la superficie è uniforme e granulosa solo al tatto, è malta.
- Se il materiale è una polvere grigia asciutta in sacco, è cemento puro.
Per i lavori piccoli conviene quasi sempre il premiscelato: sacchi di malta pronta per muratura o intonaco, e sacchi di calcestruzzo pronto per plinti e getti limitati. Il dosaggio è già corretto e basta aggiungere acqua. Il cemento sfuso torna utile solo quando si impasta in quantità e si ha sabbia e ghiaia in cantiere.
Un ultimo criterio è la conservazione: il cemento e i premiscelati temono l’umidità e vanno tenuti sollevati da terra, in ambiente asciutto. Un sacco che si presenta duro o con grumi ha già assorbito acqua e non svilupperà la resistenza dichiarata, anche se all’apparenza sembra ancora utilizzabile.
In sintesi
La differenza è semplice da tenere a mente: il cemento è l’ingrediente, la malta serve a legare, il calcestruzzo serve a portare. Chi confonde i tre finisce per usare il materiale sbagliato nel punto sbagliato, ed è lì che nascono crepe e cedimenti.
Nel dubbio, per i lavori di casa, il premiscelato in sacco risolve quasi tutto: uno di malta per muri e intonaci, uno di calcestruzzo per plinti e getti. Bastano acqua, un secchio e un po’ di attenzione ai tempi di presa.
Domande frequenti
Si può usare solo cemento e acqua per attaccare i mattoni?
Meglio di no. Senza sabbia l’impasto ritira molto, si fessura e aderisce male. Per allettare i mattoni serve una malta, dove la sabbia limita il ritiro e migliora la lavorabilità.
La malta è più debole del calcestruzzo?
Sì, e deve esserlo. La malta arriva in genere a 5-20 N/mm², il calcestruzzo strutturale supera i 25 N/mm². La malta serve a legare gli elementi, non a sostituire un pilastro.
Che differenza c’è tra malta e boiacca?
La boiacca è cemento e acqua senza inerti, molto fluida: si usa per ancoraggi, riempimento di cavità e trattamenti dei ferri. La malta contiene sabbia ed è plastica, adatta alla posa.
Il premiscelato in sacco è sempre malta?
No, esistono sacchi di malta e sacchi di calcestruzzo pronto. Basta leggere l’etichetta: se compare la ghiaia tra i componenti o la dicitura calcestruzzo, non è una malta.